Una sentenza della Commissione Tributaria di Massa Carrara stabilisce che si applica uno sconto Tari del 30% sulla seconda casa usata esclusivamente a scopo vacanza. Questo in virtù del principio che stablisce come il pagamento dell’imposta debba essere proporzionale alla quantità di rifiuti prodotti.

Secondo al Commissione Tributaria, che ha accolto il ricorso di un contribuente che considerava “eccessiva” la Tari richiesta su una abitazione usata solo per le vacanze, il Comune non può applicare in maniera indiscriminata la stessa imposta a chi è residente e a chi non lo è. Questo in base anche al principio espresso dalla direttiva UE n.2008/98/CE per cui “chi inquina paga”.

Avere una seconda casa e utilizzarla soltanto per le vacanze può rivelarsi molto costoso: tra le tasse da pagare, la Tari applicata alla seconda casa contribuisce a far lievitare le spese dei proprietari che, nella maggior parte dei casi, utilizzano l’abitazione solo per qualche settimana all’anno. Per questo motivo, il calcolo della Tari sulle seconde case deve essere effettuato in base alla quantità di rifiuti prodotti: una sentenza stabilisce che chi utilizza la seconda casa esclusivamente per le vacanze ha diritto a uno sconto sulla Tari del 30%.

È la Commissione Tributaria di Massa Carrara a stabilire che la Tari sulla seconda casa sia illegittima se applicata ai proprietari che utilizzano l’immobile esclusivamente per le vacanze e a prevedere, in questi casi, uno sconto del 30%. Secondo la Commissione Tributaria della città il Comune non può applicare lo stesso importo della tassa sui rifiuti sia a chi è residente sia a chi non lo è, secondo la sentenza n. 182/1/17 che si ispira al principio della direttiva UE n. 2008/98/CE, per cui “chi inquina paga”.

La sentenza è arrivata in risposta al ricorso di un contribuente che contestava la tassa eccessiva, applicata all’abitazione, utilizzata solo a scopi di vacanza in modo occasionale durante l’anno. La Commissione, riconoscendo il caso di illegittimità, ha concesso uno sconto del 30%. Occorre che il calcolo della Tari sulla seconda casa si basi sulla quantità di rifiuti prodotti. Nel caso del ricorso di cui sopra, il contribuente ha dovuto dimostrare che l’immobile in oggetto fosse una seconda casa non abitata tramite prova dei fatti, ovvero la presentazione nel dettaglio dei consumi delle utenze. Sul fronte dell’esenzione dalla tassa, “solo l’assenza di arredi e di allacci ai servizi a rete permetterebbe di escludere totalmente gli immobili considerati dalla Tari” secondo la sentenza della Cassazione n. 8383/2013.

In collaborazione con Adnkronos

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